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Il museo virtuale del Fiordo
di Furore, progettato e realizzato da Giacomo Ricci in Virtual Reality,
è stato costruito alla luce delle più recenti acquisizioni
teorico-scientifiche in questo particolare settore. Se, ad esempio, ci
si rifà a quanto sostiene Pierre Levy, si può considerare
la virtualizzazione di una qualsiasi entità come un particolare
processo di trasformazione che porta l'entità da uno stato ad un
altro.

Da questo punto di vista un
museo virtuale può costituire un supporto estremamente utile ai
fini didattici e per le riflessioni che può indurre negli osservatori.
Le architetture del Fiordo
(il mulino, la cartiera, lo stenditoio, la calcara, e così via)
sono state destinate ad ospitare un museo ed alcuni luoghi di studio e
di incontro culturale. Il museo, in particolare, ubicato nell'edificio
del mulino, restituisce, nelle sue varie sezioni, informazioni relative
al primitivo uso dell'edificio, un ecomuseo, un erbario.

Il monazeno accoglie un centro
di studi sul cinema e un'unità illustrativa dell'Associazione dei
paesi dipinti di cui anche Furore fa parte.
La costruzione del museo virtuale
del Fiordo è stata finalizzata all'installazione, in loco, di supporti
didattici integrativi alla fruizione del museo, alla restituzione, in
tridimensionale, degli ambienti e delle architetture con il loro primitivo
uso ed alla ricostruzione delle macchine e delle procedure delle attività
che in questo luogo un tempo si svolgevano.

Il museo, nel suo insieme,
è costituito dal museo fisico del Fiordo, dal museo virtuale che
è installato su rete locale e dalle pagine che seguono fruibili
in remoto attraverso internet. Ognuna di queste sezioni è pensata
per essere parte integrante delle altre e fornire indicazioni a diversi
livelli di approfondimento.
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